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Le motivazioni della scelta della Vespa già le ho esposte. Al momento in cui davvero decisi di partire già ne possedevo due: il mitico Special 50 del mio primissimo viaggio in Spagna e la meravigliosa 125 GT del ’67. Entrambe, per motivi differenti, non erano adatte al girodelmondoa80allora.

Lo Special è un cinquantino, il mio pure un “prima serie” a tre marce: pure elaborando un poco il motore le prestazioni sarebbero davvero rimaste irrisorie….e decisamene insufficienti per compiere un viaggio del genere. Durante quel viaggio in Spagna avevo un cilindro da appena 75 cc (installato dal vecchio proprietario: io mi limitai a cambiare la candela, verniciarla di “Giallo Cromo” e partii) e ricordo che in alcune tappe montane il povero Special carico dei miei 75 kg e dei bagagli non mi permetteva medie superiori ai 20 km./h. Di viaggi “estremi” ne ho già fatti in passato: sono meravigliosi da raccontare quando sono terminati, molto meno quando li vivi. Inoltre lo Special non ha ruota di scorta e il vano portaoggetti ha capienza appena sufficiente per contenere l’olio per la miscela. Insomma, mai preso in considerazione l’idea di affrontare il girodelmondoa80allora con lo Special, anche se ammetto che la parte romantica di me, specie nei momenti di forzata introspezione tetraidrocannabinoilidi, abbia spesso perorato la sua causa.

La 125 GT del ’67, anch’essa un “prima serie” e che ho sempre denominato affettuosamente “Il Vespone”, sarebbe invece stata adattissima. Il suo “peccato originale”, che per definizione non comporta colpa, è la provenienza. Il Vespone infatti mi è stato regalato per il mio trentesimo compleanno da Zucchero Filato, che era la mia ragazza allora come oggi, almeno al momento in cui scrivo…..Come il Lettore attento sospetta, Zucchero Filato non si può dire propriamente felice della mia decisione di partire per il girodelmondoa80allora… La decisione di non farlo a bordo del Vespone è una forma di rispetto verso questo dissenso, di delicatezza verso chi capisce ma ciononostante non approva, di sensibilità nei confronti dell’inintellegibile Universo Femminile: insomma, una forma di coda di paglia.

Mi sono dunque trovato nella condizione di scegliere il modello di Vespa più adatto al girodelmondoa80allora: è ovvio che in questa scelta ricadessero considerazioni di tipo romantico, tecnico, economico.
Dopo una breve disamina di tutti i modelli prodotti la scelta è stata semplice: la 180 Rally è una delle vespe più belle in assoluto, ha prestazioni superiori, nome evocativo ed è relativamente recente.
Il suo unico neo si è purtoppo dimostrato un ostacolo insormontabile: il prezzo di acquisto.
Nonostante io mi ritenga un vespista, pur sui generis, penso che spendere 6\7000 euro per un Vespa sia assoluta follia. Alla fine, per quanto bella e affascinate, si tratta pur sempre di una Vespa.

Durante la ricerca del modello opportuno mi ero imbattuto nelle recensioni del 125TS, prodotta solamente dal ‘75 al ’77, conosciuta al tempo con l’appellativo di “Rally dei poveri”: qualcosa nel mio spirito già era stato solleticato da questo semplice epiteto, che sentivo molto mio…
Approfondendo la ricerca avevo appreso che si era trattato di un modello di transizione, che nella stessa identica scocca della Rally alloggiava un motore 125cc completamente nuovo per l’epoca, frutto dell’esperienza accumulata e delle migliorie apportate su motori delle Vespa prodotte durante i precedenti 30 anni. Quel motore funzionava benissimo, risolveva i problemi dei suo predecessori e fu candidato ad essere installato nel nuovo e rivoluzionario modello che la Piaggio aveva in mente: nel ’78 nasceva il PX, prodotto tutt’oggi, che nella sua prima serie era spinta dallo stesso identico motore del TS. Nei PX successivi le puntine di accensione furono sostituite dall’accensione elettronica e la tensione dell’impianto elettrico salì dai 6V originali ai 12V: a parte queste modifiche, tutto sommato di dettaglio, il TS era spinto già verso la fine degli anni ’70 da quello che si sarebbe dimostrato uno dei motori più affidabili e diffusi della Storia delle due ruote, talmente perfetto da attraversare senza modifiche sostanziali almeno tre decadi e qualche milioni di esemplari prodotti. Apprese queste informazioni non potevo più avere dubbi: una Vespa esteticamente identica a quella che sognavo e spinta da un motore meccanicamente formidabile. Io, novello e sfigato Don Chisciotte, avevo trovato il mio Ronzinante..

Ho acquistato il mio TS il 23 giugno 2014 :l’ho trovato vicino a Misano Adriatico, dove mi trovavo per lavoro, in un paesino a 3 km da Coriano, il paese di Marco Simoncelli (un pilota che tutti ricordano per la simpatia, io soprattutto per l’enorme talento e la smisurata aggressività in gara:miscela esplosiva, sarebbe diventato Campione del Mondo della Motogp in breve): targata Forlì, ottime condizioni, purtroppo di colore bianco.
Per motivi affettivi la Vespa del girodelmondoa80allora non poteva che essere gialla. Sapevo che il TS era stato prodotto in soli tre colori, e nessun giallo tra essi. I vespisti ortodossi provano orrore all’idea di verniciare una Vespa di un colore non conforme agli originali: pur comprendendo questo punto di vista non ho esitato molto a concedermi una deroga. D’altra parte l’ortodossia, in qualunque campo dello scibile umano, rappresenta sempre una forma di ignoranza. Insomma, mi toccherà farla verniciare, e il colore scelto è il “Giallo Positano”, guarda caso uno dei colori originali della Rally…

Molte persone mi chiedono quali modifiche apporterò al TS per renderlo adatto a un viaggio del genere. Come detto altrove ritengo la Vespa, qualunque essa sia, il mezzo comunque più adatto. Di conseguenza le modifiche che ritengo necessarie saranno decisamente poche e non sostanziali.

Sostituirò il gruppo termico con uno di alesaggio maggiorato, per portare la cilindrata a 175cc: non certo per aumentare la velocità massima quanto per avere più coppia che mi permetta di limitare l’uso del cambio e di usare marce alte in salita, considerando che viaggerò sempre coi bagagli. Parte di questi saranno alloggiati nel portapacchi anteriore che, come ogni vespista ben sa, tende ad “aprire” lo scudo anteriore : per questo studierò un irrigidimento dello stesso.
Aumenterò il precarico delle molle delle sospensioni, per evitare di “affondarle” troppo in assetto di marcia. Infine, avevo in mente di costruire un serbatoio supplementare che “abbracciasse” il canotto di sterzo nella zona sottostante il vano portaoggetti, ma non credo farò in tempo: una tanica legata ai bagagli è certamente meno “figa” ma analogamente funzionale.
Tutto qui.
D’altronde pochi conoscono il significato della sigla TS: Turismo Speciale. Questo modello dunque già nacque per utilizzi particolari. E quale turismo è più Speciale del girodelmondoa80allora?
Che Vespa sia dunque, e che sia 125TS!

Per preparare un viaggio del genere occorre prima di tutto la capacità di sognare, e questo è abbastanza comune.
Occorre poi essere disposti a lottare per realizzarli, e questo lo è molto di meno.
In questi mesi ho sentito molte persone ripetermi “Anche io ho sempre sognato di farlo!”, ma poche raccontarmi di reali tentativi per tradurlo in realtà.
C’e’ sempre un buon motivo per non partire: non farlo è sempre la scelta facile.
Il sogno finisce dove inizia il progetto. Un viaggio del genere va preparato, studiato, messo a punto.
Personalmente sogno questo viaggio da undici anni. Lo avrei fatto prima se avessi potuto, certamente ho sempre saputo che il giorno della partenza per me sarebbe arrivato. Doveva arrivare.
Ma e’ solo negli ultimi tre anni che l’ho tradotto in progetto, e tutto quello che ho fatto in questo periodo ha avuto questo unico scopo. Ho lavorato molto per mettere da parte un po’ di denaro: non si tratta certo di una grossa cifra, forse potrei comperarmici una Golf, a patto di non esagerare con gli optionals. Ho soprattutto investito in una piccola attività che mi permettesse un minimo reddito anche in mia assenza, un reddito col quale potrei forse pagarmi un abbonamento a sky, comperare sempre l’ultimo modello di smartphone uscito sul mercato o qualche capo d’abbigliamento firmato
Io invece non ho auto, per lavoro uso il Mercedes E200 del 2001 di mio papà con 180000 km e impianto gpl, non pago neppure il canone rai, ho un samsung da 79 euro e fortunatamente non amo il lusso. La vita è sempre una questione di priorità.

A parte gli aspetti personali del mio viaggio, vorrei condividere alcune informazioni nel caso qualcuno fosse interessato a sapere come si prepara un viaggio in solitaria in giro per il mondo. Non è necessario pensare di girarlo tutto: il viaggio è una medicina formidabile, un ricostituente eccezionale, ma la posologia è assolutamente soggettiva. Se questo sito vi incuriosisce, se sentite una voce dentro che non riuscite a zittire, se la parte onirica nel vostro spirito sta lentamente condensandosi in progetto, ecco una piccola guida di quello che vi serve.

Scelta del tragitto

Sembra banale, ma non lo è affatto.Soprattutto, da questo dipende tutto il resto. Tracciato il tragitto si avrà l’elenco dei Paesi da attraversare, e per ognuno di essi è necessario reperire il maggior numero di informazioni possibili: documenti richiesti per l’ingresso(fondamentali e di cui parlo piu’ diffusamente sotto), condizioni di sicurezza interne, condizioni e percorribilità delle strade, costo della vita, situazione sanitaria, comportamenti da evitare e precauzioni varie. Spesso dopo una prima analisi di questo tipo il tragitto originale che si ha in mente, quello della fase onirica, viene forzatamente modificato….e diventa quello del progetto definitivo.

Scelta del mezzo

Rimando ad altra sezione le motivazioni della mia personale scelta:una Vespa, meglio:una Vespa 125 TS.
Restringo il campo alle sole due ruote. Gli aspetti da considerare sono fondamentalmente : affidabilità meccanica, facilità di manutenzione \ reperibilità ricambi in caso di problemi, autonomia, capienza di bagaglio, comfort e “gusto” di guida. Valutate inoltre l’ “appetibilità” del mezzo da parte dei ladri, che come i ratti e le puttane non conoscono bandiera e popolano il mondo intero.
Se decidete di fare il giro dei balcani a bordo della vostra fiammante Ducati 1199 Panigale R Superleggera (beati voi) e ve ne tornate a casa in treno beh, non parlate di sfortuna…

Scelta del periodo

Non si tratta solo banalmente di non partire d’inverno. Che piove e fa freddo ve lo dirà anche la mamma. Un Paese può essere più o meno sicuro in differenti periodi dell’anno : nel mio caso personale dovrò probabilmente rinunciare ad attraversare il Pakistan poiché ,durante i mille tentativi per ottenerne il visto, ho appreso che nel periodo in cui dovrei attraversarlo dovrebbero tenersi le elezioni politiche, che da quelle parti rappresentano sempre un buon motivo per spararsi addosso e piazzare bombe un po’ ovunque, soprattutto dove possono ammazzare il maggior numero di persone.
Occorre inoltre considerare che alcune frontiere chiudono in alcuni periodi dell’anno, e lo stesso accade per alcuni passi montani.
Non è affatto simpatico avere una linea tracciata sulla cartina stradale sul vostro serbatoio e un cartello “Closed” o “No Entry” davanti agli occhi.


Documentazione richiesta

Certamente l’aspetto peggiore. Serve davvero tanta determinazione e pazienza per mettere insieme tutto quello che serve e comunque con un grande costo in termini economici e di tempo.
Al momento in cui scrivo io ne ho raccolto circa il 90% :sono dimagrito parecchi chili e con me il mio portafoglio, ho accumulato alcuni millenni di purgatorio causa bestemmie ed improperi vari e mi muovo ormai tra le “zone delle ambasciate” di Roma e Milano come tra i vicoli di Genova in cui abito. Non ho mai pensato di mollare, ma davvero preparatevi al peggio.
Andiamo per ordine

Visti consolari : per molti Paesi è sufficiente un passaporto con validità residua di almeno sei mesi, moltissimi richiedono invece uno stramaledettissimo visto consolare, o VISA.
Le procedure sono più o meno simili per tutte la ambasciate, ma alcune apparentemente piccole differenze possono complicare parecchio le cose. Tutti richiedono un modulo da compilare, qualche fototessera, soldi e il passaporto presso di loro per qualche giorno. Le ambasciate sono tutte a Roma o Milano ed esistono agenzie specializzate che fanno quasi tutto in vece vostra, pagando s’intende..
Sembra facile vero? Per alcune visa in effetti lo è : io ho ottenuto le visa di Cina, Vietnam , Myanmar e Uzbekistan abbastanza facilmente.
Purtroppo però alcune ambasciate non accettano intermediazioni, ovvero pretendono la presenza fisica del richiedente in ambasciata. Alcuni lo fanno per prendere le impronte digitali, di altre non ho capito il motivo..Comunque questo costringe a un certo numero di viaggi a Roma o a Milano, perché il visto non è mai rilasciato in giornata : quindi un viaggio per portarlo, un altro per ritiralo dopo qualche giorno.
Alcune ambasciate richiedono poi la famigerata LOI (letter of invitation) :formalmente sarebbe la dichiarazione di un operatore turistico locale che asserisce che avete prenotato un albergo o un’escursione organizzata con loro, garantendo (suppongo) all’ambasciata le finalità turistiche della vostra visita. Di fatto è una gabella da pagare (i voucher di prenotazione alberghiera prodotti sono rigorosamente farlocchi) e pure complessa da ottenere. Queste agenzie turistiche si trovano su internet ma è una giungla e moltissime rifilano fregature colossali tipo i napoletani agli autogrill con i mattoni dentro a scatole di videocamere.. Insomma, buona fortuna!
Infine occorre considerare che alcune ambasciate per apporre il tanto atteso adesivo o timbro sul vostro passaporto pretendono alcune pagine libere consecutive. Un passaporto standard ha 24 pagine per i visti. Il mio, che utilizzavo dal 2008, ne aveva solamente 12 ancora libere, e sparpagliate alla rinfusa.Dato il numero cospicuo di visti da richiedere per il mio viaggio ho dovuto richiedere l’emissione di uno nuovo, utilizzando il vecchio e squallido trucco del lavaggio in lavatrice: la questura non rilascia un nuovo passaporto fino a che non rimangono due sole pagine libere, salvo in caso di smarrimento (con relativa denuncia) o grave deterioramento. La centrifuga della mia lavatrice ha fatto il suo dovere…

Patente internazionale
: ce ne sono di due tipi e alcuni Paesi richiedono la prima, altri la seconda. Molti Paesi , tipo Thailandia, formalmente riconoscono solo la loro patente locale.
La patente internazionale è relativamente facile da ottenere, e pure in tempi brevi: tuttavia non sarà affatto garanzia di non avere contestazioni.Dato il costo contenuto vale comunque la pena averla.

Carnet di Passaggio: se viaggiate a bordo di un mezzo di proprietà ed attraversate le frontiere di certi Paesi è necessario avere questo documento, che è una sorta di passaporto per il vostro mezzo. Il concetto che ne sta alla base è che potreste entrare nel paese e vendere il mezzo, eludendo le tassazioni locali sulle importazioni. Quindi se si dichiara che questa non è l’intenzione viene apposto un timbro sul carnet di passaggio del vostro mezzo; quando si esce dal Paese un secondo timbro dichiara l’avvenuta fuoriuscita anche del mezzo. Al termine del vostro viaggio occorrerà riportare il carnet di passaggio all’ACI, l’ente che lo emette in Italia, che verificherà che per ogni timbro di ingresso ci sia il corrispondente di uscita. In caso contrario vi verrà richiesto di pagare le tasse di importazione….e non ci sarà modo di non pagare, visto che l’ACI per emettere un carnet di passaggio richiede una fidejussione pari al triplo del valore del vostro mezzo! Avete mai fatto una fidejussione bancaria? Mi auguro per voi di no… Ma non finisce qui: per stimare il valore del mezzo ACI non riconosce i classici Eurotax, sarebbe troppo semplice.Ha un proprio ufficio che si dedica a queste valutazioni e dovrete chiedere a loro, previo l’invio di vari documenti, il valore del vostro mezzo. Dirò soltanto che per ricevere una mail da questo ufficio con su scritto “Salve, per noi la Sua Vespa 125 TS del 1976 vale 1000€” ho atteso tre settimane: qualche chilo perso dal nervoso e qualche secolo di purgatorio.


Vaccinazioni
: Per alcuni Paesi sono obbligatorie, informatevi per tempo perché le ASL non brillano per efficienza e tempestività . Personalmente ci sono ancora dietro..

Assicurazione sanitaria: Nonostante io viva una idiosincrasia nei confronti delle assicurazioni in generale, questa è assolutamente necessaria. Se aveste bisogno di assistenza sanitaria all’estero potreste trovarvi in uno di questi due scenari:
1)Paese efficientissimo che vi cura meglio che in Italia, ma vi manda un conto da bilocale a Portofino.
2)Paese dove il termine ospedale è puro eufemismo, da cui vorreste fuggire all’istante. A volte la possibilità c’e’,esistono compagnie private con jet-ambulanze che possono riportarvi a casa in meno di 24 ore ovunque vi troviate,con un conto da 8 vani vista mare a Portofino.
In entrambi i casi benedireste i soldi spesi per il premio di una assicurazione sanitaria

Per concludere permettetemi una considerazione sui possibili problemi derivanti dalla mancanza di qualche documento. Innanzitutto quando si è in una frontiera, o semplicemente a un posto di blocco, si è assolutamente “ostaggi” delle divise che avete attorno. Anche l’avere tutti i documenti a posto non garantisce che non sorgano contestazioni. Molti di questi problemi sono risolvibili col metodo internazionale della “mazzetta”, sul primo prezzo della quale è sempre opportuno trattare, ma su cui è comunque saggio non insistere troppo. Una volta un uomo molto intellegente mi disse “Luca, esiste solo una polizia buona al mondo: la polizia corrotta”. Sono passati molti anni da quella frase, la mia vita non mi ha mai offerto smentite. Ho avuto modo di “gestire” questo tipo di problemi piu’ volte durante i miei viaggi :a Cuba come in Romania, in Brasile come in Ucraina. In quelle situazioni ho imparato il vero valore dei soldi, che non è quello di potere comperare oggetti ma quello di poterti togliere dai guai. In quelle situazioni se hai modo di pagare passi, altrimenti resti ostaggio.

Direi che è tutto….Vi ho spaventati? Spero di no.
Nella vita tutto ha un prezzo, un viaggio del genere richiede un’attenta preparazione, ma vale la pena!
E mai arrendersi senza sparare!

 

http://www.motociclismo.it/mototurismo-cosa-portare-1-turismo-in-moto-cosa-portare-moto-10179

Da quando ho iniziato a parlare del mio viaggio alle persone questa è una delle domande più frequenti, nonché fonte di preoccupazione per i miei cari. Ho l’impressione che le persone pensino che io abbia scelto una Vespa, e d’epoca per giunta, per fare “l’avventuroso”, “l’estremo”, “lo strano”. In verità, mi interessa ben poco di questo…

Come è nato ilgirodelmondoa80allora già l’ho raccontato: ero a bordo di una Vespa, anzi di uno Special, quando sentii nascere in me il sogno di partire e non fermarmi davanti a nulla fino a quando non fossi ritornato al punto di partenza. Ovvio che quando otto anni dopo ho iniziato a progettarne la realizzazione ho subito pensato che l’avrei fatto su una Vespa. Anche perché nel frattempo la Vespa era diventata il mio mezzo di spostamento quotidiano: allo Special si è affiancata nel 2008 una meravigliosa 125 GT del ‘67, e insomma tra l’una e l’altra oramai la Vespa la conosco bene, l’apprezzo e ci sono affezionato.

Tuttavia ho valutato altre opzioni: da una Honda Dominator a un BMW R80 o simili. Ciascuna scelta ha pro e contro dalla sua e non può che rappresentare un compromesso.
Certo con una moto sarei stato più comodo e avrei potuto mantenere una media chilometrica maggiore. Inoltre le moto sono più appaganti da guidare, curvano accelerano e frenano. La Vespa, per citare il grande Nuvolari, non possiede freni ma solo “moderatori di velocità”!
Hanno ruote di dimensioni maggiori, che in alcuni casi potrebbero rappresentare l’unico modo “umano”per superare certi terreni tipo deserto o sterrati estremi, che sono consapevole dovrò affrontare. Però la Vespa…

Però la Vespa ha dalla sua le due qualità più importanti per un viaggio del genere, lungo e impegnativo ,e che passa per luoghi in cui davvero la meccanica altri non è che la moglie del meccanico: l’affidabilità e la facilità di manutenzione.
Relativamente al primo aspetto cito un altro grande, tale Henry Ford, che rispetto ai mezzi a motore ebbe a dire “Meno cose ci sono, meno cose si possono rompere” . Distillato di saggezza. La Vespa è essenziale, ha il minimo sufficiente per muoversi. E’ un due tempi semplicissimo, progettato per durare. Zero elettronica, non ha neppure la pompa della benzina. Non ha trasmissione finale, le uniche utenze dell’impianto elettrico sono la bobina e le luci. Insomma, per usare un termine strettamente tecnico, è un motore “pane e salame” !
Il secondo aspetto è legato al primo ma ne va oltre, e dimostra in pieno la genialità del progettista Corradino D’Ascanio. L’accessibilità meccanica della Vespa è sconvolgente, si svitano due dadi e si sfilano i relativi perni (giuro, due!) e si ha tutto il blocco motore in mano!Si può smontare il carburatore togliendo semplicemente una scocca, operazione per la quale non serve neppure un cacciavite. Se i progettisti di alcuni attuali super sofisticati scooter avessero avuto l’umiltà di guardare come è fatta la Vespa avrebbero senz’altro evitato di costruire oggetti sui quali per svitare semplicemente la candela occorre smontare mezza scocca. E sui quali se si scarica la batteria si è a piedi, non potendo avviarsi a spinta e non avendo neppure una pedivella di avviamento. Per non parlare della ruota di scorta…
Avendo un minimo di praticità meccanica,conoscendola un poco e avendo a disposizione una scatola di ricambi non più grande di una scatola di scarpe ,sulla Vespa almeno il 90% dei già rari guasti che possono capitare sono riparabili per la strada. Il restante 10%, costituito di fatto da un problema al cambio o a un cuscinetto per il quale occorra separare i carter aprendo il blocco, è comunque riparabile in una qualunque officina dotata di una banco e una morsa. L’estrattore, l’utensile che serve per questa operazione, è infatti di minimo ingombro e può stare dentro alla scatola di scarpe.
Certo la Vespa spesso rompe i cavetti, i getti del carburatore si sporcano, si può grippare il pistone, le ruote si bucano con maggiore frequenza dato il diametro…ma si tratta di inconvenienti veramente semplici da sistemare, anche per strada e da soli.
Io porterò con me il maggior numero di ricambi compatibilmente con l’ingombro. Se dovessi avere bisogno di qualcosa che non avrò dietro non dispero affatto di non trovarlo, la Vespa è stata venduta quasi in ogni angolo della Terra. Tuttavia per prudenza prima di partire lascerò un motore completo uguale al mio dal meccanico: se avessi bisogno di qualcosa che non avrò dietro basterà una telefonata e un DHL per risolvere la situazione.

Ci sono almeno altri tre aspetti che giocano a favore della Vespa: l’autonomia, lo scarso “appeal” nei confronti dei ladri e la capacità di funzionare con olii e benzine di pessima qualità. Il serbatoio originale della Vespa è piccolo, ma il motore consuma poco e l’autonomia “di serie” già non è male. E si può più che raddoppiare con una semplice tanica da 10 litri legata assieme ai bagagli: su una moto la stessa tanica rappresenterebbe un incremento di autonomia molto minore.
Riguardo ai ladri…in Europa tutti conoscono il valore di una Vespa d’epoca. Come scrivo altrove, io avrei voluto procurarmi un 180 Rally per ilgirodelmondoa80allora, ma i prezzi sono stratosferici…
Altrove una Vespa d’epoca è solo una Vespa vecchia….che interessa assai meno di un a Honda Dominator o Transalp che in Italia varrebbe 5 volte di meno di un 180 Rally.

Per concludere, un aspetto che sembra leggero ma potrebbe rivelarsi assai importante. La
Vespa genera simpatia negli occhi della gente, piace istintivamente ai bambini e questo la dice lunga. Quando si è da soli in giro per il mondo e si ha un problema, risultare simpatico alle persone cui bisogna chiedere aiuto ha la sua importanza.

Quindi alla fine, che Vespa sia.