Intervista a “Motoavventure.it”

Intervista rilasciata a Motoavventure.it il 14 Giugno 2014

Ciao, chi è Luca Capocchiano?

Sono un ingegnere meccanico da sempre appassionato di moto, competizioni, motori.
Dal giorno della mia laurea ho sempre lavorato in ambito motociclistico. Dopo una breve
esperienza in Mv Agusta la mia passione per le competizioni (sono stato un pilota di livello
amatoriale) mi ha portato a lavorare nel campionato del mondo Superbike dal 2005 fino al 2012; i
primi anni nel ruolo di telemetrista, successivamente come ingegnere di pista.
I miei piloti sono stati Lorenzo Lanzi, Ruben Xaus, Brett McCormick, Jacub Smrz. Con loro ho
conquistato pole podi e vittorie: mai però un titolo mondiale.
Da dicembre 2012 fino a qualche settimana fa ho invece lavorato a Maranello presso l’ufficio
tecnico Ferrari , a seguire il progetto de “La Ferrari”, la prima vettura ibrida nella storia del
Cavallino, una vettura da 1000 cv che ho anche avuto la fortuna di guidare.

Una vita molto veloce e dinamica. Cosa significa per te essere motociclista?

Quando a 16 anni guidavo la mia Aprilia 125 come un pazzo per i passi di montagna
intorno a genova ero solito paragonare la guida della moto al sesso, e credo renda l’idea di
quanto mi piacesse e regalasse felicita’ ed emozioni. Non sono mai stato un “chilometrista”, il tipo
di motociclista che parte all’alba la domenica mattina e torna a sera con 800km sulle spalle.
Avevo amici motociclisti di questo genere, ai cui inviti di aggregarmi a loro ho sempre risposto
“Meglio pochi km ma fatti bene..”
La prima modificazione importante è arrivata durante gli anni in cui correvo in pista. Ricordo
ancora la prima volta che tornai sui miei passi di montagna dopo avere accumulato un pò di
esperienza in pista: ero shoccato, esterrefatto, incredulo. Improvvisamente su quelle strade che
conoscevo come le mie tasche notavo cose mai viste prima: guard rail affilati all’esterno delle
curve, muretti,burroni e scarpate come vie di fuga, le chiazze di olio e nafta lasciate dai camion
sull’asfalto, gli altri pazzi come me che percorrevano l’altro senso di marcia invadendo
sistematicamente il mio..Insomma non riuscivo più a guidare come prima e mi chiedevo come
diavolo avessi fatto a non considerare prima quei pericoli, tutti potenzialmente mortali. Questo mi
ha insegnato che se un giorno dovessi avere un figlio con la mia stessa passione la cosa più
intelligente da fare sarebbe portarlo immediatamente in pista,perché la consapevolezza dei
pericoli della strada salva la vita.
Quando dopo qualche anno mi ritrovai, senza averlo programmato, a viaggiare in solitaria con
uno Special50 avvenne il cambiamento definitivo. Oggi per me essere motociclista vuole dire
libertà ed esplorazione, isola felice lontana dalle preoccupazioni e dai problemi della vita. Talvolta
provo ancora antichi pruriti quando guido la mia Hypermotard e sono tuttora un ottimo
“impennatore”.. Ma la “scimmia” è stata ammazzata…
Compiere il giro del mondo completo a bordo di una vespa d’epoca in solitaria, stai per realizzare

Il progetto o il sogno della tua vita?

Direi entrambi. Ho molto rispetto per la parola sogno che ha avuto, ed evidentemente ha
tuttora, un ruolo molto importante nella mia vita. Il sogno di fare il giro del mondo è nato dentro di
me 11 anni fa, durante quel viaggio in Special 50. Non sono mai stato nella condizione di
realizzarlo prima . Da qualche mese il sogno ha lasciato spazio al progetto, che ne condivide
scopo e mezzo ma include anche la parte di organizzazione e preparazione di un viaggio del
genere; si tratta di una parte noiosa e difficile, fatta di documenti visti permessi spese ecc, aspetti
ovviamente mai presi in considerazione durante la fase in cui tutto questo era appunto solamente
un sogno.

Parliamo del viaggio: come l'hai ideato?

Nel 2003, terminati gli esami ed in attesa di discutere la tesi di laurea, decisi di
concedermi una “estate sabbatica” vagabondando per la Spagna in cerca di avventure.
Il traghetto Genova Barcellona era perfetto per raggiungerla, ma all’ultimo momento pensai che
sarebbe stato comodo disporre di un mezzo autonomo di trasporto, che doveva essere pratico
economico ed abbandonabile in caso di necessità: mi procurai una Special 50 completamente
scassata, la verniciai di “giallo cromo”, cambiai semplicemente la candela e partii.
Terminata l’esplorazione di Barcellona volli proseguire fino a Valencia, ma i traghetti erano
scomodi e costosi: decisi quindi di percorrere quei 450 km su strada e a bordo del mio
estemporaneo mezzo di trasporto. Quel piccolo viaggio è stato l’inizio di una storia d’amore che
dura ancora oggi. Non avevo mai viaggiato in quel modo, soprattutto su due ruote; smisi di essere
motociclista e diventai viaggiatore.
Arrivato a Valencia non volli fermarmi. Ormai dipendente da quelle sensazioni proseguii dritto
verso sud, senza più destinazione né scopo che non fosse lo stesso viaggiare e non mi fermai
fino a che ebbi strada sotto le ruote. Fu l’Atlantico infine a sbarrarmi la via: sulla spiaggia di Tarifa
, l’abitato più meridionale del continente europeo, promisi a me stesso che un giorno neppure gli
oceani mi avrebbero fermato e che avrei girato tutto il mondo a bordo di una vespa

Come lo hai organizzato?

Come LO STO organizzando…sono ancora in piena fase di preparazione e pure in ritardo
rispetto alle tempistiche che avevo in testa. Il primo passo è stato definire precisamente la rotta,
individuando la successione di Paesi da attraversare. Sono necessarie molte informazioni, perché
molti Paesi sono problematici da attraversare per burocrazia o situazioni politiche. Sono
consapevole che i maggiori problemi di un viaggio del genere si hanno certamente alle varie
frontiere da attraversare, quindi questa primissima fase è critica.
Ho già la patente internazionale in mano, mi manca il carnet internazionale per la Vespa e le
vaccinazioni. Per i visti mi affiderò ad una agenzia.

Dove hai reperito le informazioni necessarie?

Il sito www.viaggiaresicuri.it del ministero degli interni è stato fondamentale per definire
la rotta. Ho successivamente studiato molti resoconti di viaggi nei Paesi che fanno parte del mio
itinerario, per fare tesoro degli errori altrui e delle esperienze vissute. Infine ho letto con piacere
tutti i libri del grande Giorgio Bettinelli, molto preziosi per informazioni specifiche di un viaggio in
vespa

Quali difficoltà burocratiche hai incontrato?

Per ora poche visto che, come detto, sto iniziando ora ad affrontare i due argomenti che
me ne creeranno:carnet di viaggio per la vespa e visti di ingresso per me.
Qual’è il continente che sei più ansioso di attraversare e quello che pensi ti possa dare maggiori

Problemi?

Certamente l’Asia. La mia sensazione è che l’ India e i Paesi del sud est, Vietnam
Cambogia Laos e Thailandia, saranno quelli che più mi colpiranno. Ma non vedo l’ora anche di
essere in Sud America: feci un viaggio in solitaria in Brasile anni fa e ne rimasi profondamente
affascinato.
Il Paese che “temo” di più è certamente il Pakistan:sarà fondamentale reperire il maggior numero
di informazioni sulla situazione al momento del mio passaggio, visto che la grande instabilità
cambia continuamente gli scenari.

Qual'è stata la cosa più difficile da fare? Decidere di partire?

Farlo accettare a chi mi vuole bene ed è preoccupato che mi possa succedere qualcosa.
Se questa idea mi fosse spuntata improvvisamente nella testa avrei fatto ancora più fatica: a mio
favore ho di avere sempre detto che prima o poi sarei partito, da 10 anni ormai ! La mia ragazza
non è certo felice…ma mi capisce e lo accetta. Dice che è meglio che parta anche per lei,
altrimenti continuerei a parlargliene per altri 10 anni annoiandola a morte e rimanendo un
frustrato e un insoddisfatto della mia vita. E’ una gran fortuna avere persone intelligenti attorno
La mia famiglia è meno comprensiva…ma pure rispettando il loro punto di vista, credo che
sarebbe un errore rinunciare a una cosa tanto importante per me solo per assecondare le loro
paure, spesso assolutamente irrazionali e dettate dalla totale mancanza di informazioni. Mi
accusano di egoismo, e forse hanno pure ragione, ma io ribalto il loro punto di vista: se
ottenessero di non farmi partire per non dovere superare le preoccupazioni di questo viaggio
impedendomi così di realizzare il sogno della mia vita , non sarebbe forse egoismo da parte loro?
La vita è una sola, e passa così terribilmente in fretta…

Parliamo del mezzo: perchè la mitica VESPA?

Perché l’idea del viaggio nacque a bordo di uno special e perché la vespa mi ha
insegnato a viaggiare in quel modo. Tuttavia quando il sogno è diventato progetto ho valutato
anche altri mezzi, sempre su due ruote, ma più moderni. La scelta è rimasta sulla vespa non per
questioni affettive o romantiche, ma per una analisi oggettiva dei pro e dei contro a carico di
ciascun mezzo valutato. In particolare la vespa ha due doti fondamentali: l’affidabilità meccanica e
la facilità di manutenzione. Riguardo alla prima, vale il detto di Henry Ford rispetto ai mezzi a
motore: “Meno cose ci sono, meno cose si possono rompere”. Puro distillato di Verità, e la Vespa
ne sembra la realizzazione pratica. Riguardo alla seconda, ritengo di essere in grado di riparami
da solo qualunque guasto mi possa capitare avendo a disposizione attrezzatura e ricambi per un
ingombro complessivo molto ridotto. Riguardo al motore, solo la rottura del cambio o di un
cuscinetto mi lascerebbe a piedi. Infine, una Vespa suscita sempre simpatia da parte della gente,
ed si tratta di un aspetto che potrebbe pure rivelarsi molto importante

Come l'hai preparata?

Non l’ho ancora preparata, ma le modifiche saranno poche. La vespa deve essere
ovviamente perfettamente in ordine, con motore cuscinetti cavetti e impianto elettrico nuovi. Visto
che viaggerò costantemente coi bagagli aumenterò il precarico delle sospensioni. Avrò poi
bisogno di un serbatoio supplementare e sto cercando di realizzarne uno su misura in alluminio
da fissare allo scudo anteriore sotto al vano portaoggetti. Il grandissimo Roberto Patrignani fece
un viaggio Milano Tokio a bordo di un vespone negli anni 60: il mezzo gli fu preparato dalla
Piaggio e nelle foto si nota bene un serbatoio supplementare bellissimo, saldato alla scocca
originale. Io ci proverò,ma se dovesse essere troppo oneroso o complicato ripiegherò sulla
classica tanica di plastica: decisamente meno “figo” e tecnico, ma di funzionalità analoga..

Che attrezzatura ti porterai in viaggio?

Oltre ai ricambi per la vespa, un pc palmare, una action camera e un normale telefono
cellulare :no satellitare né navigatore. Poi indumenti medicine e qualche libro. Tutto qui.

Ti sei preparato fisicamente?

No e non credo sia necessario ; vado a correre abbastanza regolarmente, riesco a
percorrere fino a 15 km durante un alenamento e credo che questo tipo di preparazione sia
sufficiente per affrontare un viaggio che non credo avrà tra i problemi principale quello della fatica
fisica

Che profilassi hai eseguito?

Ho appuntamento in questi giorni per questo aspetto: feci profilassi per i viaggi in Brasile
e Madagascar, conosco abbastanza bene come funziona. Non sono particolarmente preoccupato
da questo aspetto.

Sei un uomo in carriera, perchè hai deciso di fare questo viaggio?

Quando ho iniziato a lavorare nelle corse in SBK avevo un altro sogno..quello di diventare
un giorno ingegnere di pista. Significa avere la responsabilità di uomini e mezzi ,avere l’ultima
parola su ogni decisione ed è ovvio che serva esperienza per avere la professionalità necessaria
a gestire quello che alla fin fine è pur sempre un investimento dell’ordine dei milioni di euro. Ho
affrontato tutta la “gavetta” che è durata anni, e devo ringraziare Roberto Valletta, il mio primo
capomeccanico con cui ho avuto la fortuna di lavorare 3 anni, per avermi insegnato a stare in un
box. E’ un tipo burbero e irascibile, mi fece certe lavate di capo…ma mi sono servite.
Quando diventai ingegnere di pista realizzai un sogno ma non mi accontentai certo; spostai
semplicemente l’asticella, cercando la prima pole, la prima vittoria, il primo campionato del mondo
vinto…Mi manca da realizzare quest’ultimo aspetto, non certo un dettaglio…ma sarò ancora in
tempo di inseguirlo al mio ritorno.
Considero quindi la mia “carriera” assolutamente soddisfacente fino a qui e semplicemente
sospesa.
Per quanto riguarda l’esperienza in Ferrari, che è stata fantastica, devo dire che effettivamente
anche lì avevo prospettive di carriera in azienda. Ma sarebbe stata una scelta che avrebbe
portato molte conseguenze, il trasferimento a Maranello prima di tutto (per 18 mesi ho fatto il
pendolare sui 250 km che separano Maranello da Genova, ed è una cosa che ha mi ha pesato
moltissimo) ed altre di carattere personale.
Ma il vero motivo per cui ho deciso di fare ORA questo viaggio è la mia carta di identità: ad
agosto compirò 36 anni, le mie prospettive di vita stanno cambiando: comincio ad avere voglia di
una famiglia e un giorno, chissà, provare ad essere un padre. E’ evidente che questo
significherebbe abbandonare il mio sogno, non potrei certo partire avendo un figlio piccolo da
crescere…quindi mi sono detto “Ora o mai più!”. Ho scelto ORA..

Sicuramente il viaggio ti cambierà, in cosa?

Da ogni viaggio in solitaria sono sempre tornato arricchito: di consapevolezza, di
conoscenza, di apertura mentale. Questo aspetto fa parte della dipendenza fisica che provo nei
confronti del viaggio . Da questo viaggio mi aspetto quindi di tornare ricco sfondato…
Se fossi partito 10 anni fa avrei avuto il forte dubbio di non tornare più e probabilmente sarebbe
andata proprio così. Oggi invece penso che tornerò per realizzare gli altri sogni che lascio qui in
sospeso: diventare padre e vincere un mondiale.

Chi sarà Luca dopo questa esperienza?

Una persona migliore ,realizzata e felice.

Cosa ti aspetti da questa esperienza?

Emozioni ed avventura, persone e culture differenti, paesaggi meravigliosi, odori e sapori
sconosciuti, una maggiore consapevolezza di chi sono e cosa voglio. Mi aspetto la Vita, ovvero la
parte che merita di essere vissuta.

Hai paura?

No. Mi spaventa solo la parte burocratica che ancora mi manca e gli inevitabili problemi
che troverò in alcune dogane.

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